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La nascita del computer

Circa alla metà del secolo scorso si verifica un evento di straordinaria portata: compare infatti l'elaboratore elettronico, una macchina rivoluzionaria, fondamentalmente diversa da tutte le altre inventate dall'uomo. La sua peculiarità si può ricondurre al fatto che essa non opera sulla materia, ma agisce su quell'entità astratta, impalpabile che è l'informazione.

Il computer ha le sue radici concettuali in Europa. Un precursore fu infatti il matematico inglese Charles Babbage che, nella prima metà dell'Ottocento, progettò una macchina per l'elaborazione dei dati che anticipava lo schema funzionale di un moderno computer. La macchina non fu mai realizzata, perché incompatibile con la tecnologia meccanica dell'epoca.

Un contributo fondamentale si deve a un altro matematico inglese, Alan Turing, che nel 1936 dimostrò la fattibilità di una "macchina universale" in grado di calcolare qualsiasi funzione calcolabile. Basti, in proposito, dire che tutti i computer esistenti, comunque realizzati, si possono definire "macchine di Turing".

 

Tra il 1935 e il 1945, negli Stati Uniti e in Europa, con iniziative indipendenti, si cerca di dare pratica realizzazione al sogno di Babbage, utilizzando le possibilità offerte da una nuova tecnologia, l'elettronica.

In quegli anni, in Germania, Konrad Zuse costruisce i primi prototipi di calcolatore nel soggiorno di casa, mediante circuiti a relè. Ma è negli Stati Uniti che si implementano i primi calcolatori a valvole termoioniche. Nella prima metà degli anni '40, durante la seconda guerra mondiale, presso l'università di Filadelfia viene realizzato l'ENIAC, per applicazioni militari. Era una macchine enorme, con 18.000 valvole termoioniche, che pesava 30 tonnellate.

In effetti, c'era ancora un importante passo logico da compiere per arrivare al computer come è concepito oggi, e cioè inserire il programma da eseguire nella memoria centrale (memoria veloce) della macchina. Questo schema venne proposto nel 1945 da John von Neumann, uno scienziato di origine ungherese emigrato negli Stati Uniti, e realizzato un paio di anni dopo in Gran Bretagna (Università di Manchester) e negli Stati Uniti (Università della Pennsylvania).

 

 

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