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Il modello Olivetti

Alla fine degli anni '50 Olivetti occupava una posizione del tutto particolare nel panorama industriale italiano, caratterizzandosi per certe sue specifiche peculiarità: esprimeva infatti una straordinaria miscela di tecnologia avanzata, di organizzazione aziendale illuminata, di apprezzamento della cultura, di orientamenti sociali della fabbrica, di capacità di generare profitto al di fuori di ogni logica di sfruttamento della persona umana. Il fondatore, Camillo, socialista amico di Turati, impegnato politicamente, non poteva accettare l'arretratezza tecnica e sociale del sistema industriale italiano in rapporto ai paesi più evoluti su questi fronti e si era preoccupato pertanto di realizzare in Olivetti un programma di servizi sociali che precorreva i tempi e non aveva riscontro in nessun'altra azienda italiana.


Il figlio Adriano, presidente dal 1938, cresciuto in questa particolare atmosfera, interpretò al meglio gli ideali del padre e realizzò nel secondo dopoguerra il suo modello di azienda, improntando le politiche di sviluppo dell'Olivetti a una ricerca incessante di innovazione per la fabbrica e per i suoi prodotti, che si ispirarono all'architettura, all'urbanistica, alla sociologia, alla pittura, alla letteratura, in una visione nella quale la fabbrica veniva concepita come strettamente integrata nella società civile e finalizzata a elevare il benessere e la qualità della vita.

 

 

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