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Il sogno di Adriano

Grazie a questa sua particolare mentalità, Adriano, prima di altri, vide nell'elettronica un'opportunità nuova, uno stimolo aggiuntivo per un'azienda che aveva sempre sviluppato tecnologie completamente meccaniche. E forse davvero l'intuizione gli era nata nel 1949, ascoltando il suggerimento che Enrico Fermi, allora in visita in Italia, rivolgeva ai presenti nel corso di un incontro presso l'Università di Pisa, di progettare e costruire un calcolatore elettronico italiano per uso scientifico. Dunque, nel 1954 non aveva esitato ad associare a pieno titolo l'Olivetti al neonato Centro Studi Calcolatrici Elettroniche (CSCE), che si costituiva presso l'istituto di Fisica dell'Università di Pisa e che, per dare concretezza all'idea espressa dal grande fisico, si metteva al lavoro per la realizzazione del primo calcolatore elettronico italiano. A partire dal 1957 la responsabilità dello sviluppo hardware del progetto CEP (Calcolatrice Elettronica Pisana) toccava proprio a un uomo dell'Olivetti, l'Ingegner Giuseppe Cecchini.


Questo primo impegno concreto non parve tuttavia sufficiente ad Adriano. Anticipatore dei tempi, come già abbiamo rilevato, egli aveva una concezione rivoluzionaria anche dell'organizzazione del lavoro: a suo avviso le strutture organizzative dovevano aiutare l'uomo nel processo creativo, anziché opprimerlo, come quasi sempre avveniva nella realtà; questa sua concezione poteva esprimersi nel modo migliore attraverso un sistema di lavoro basato sul piccolo gruppo, dotato di forte autonomia e impiegato a generare innovazione senza eccessivi condizionamenti derivanti dalle strutture. Così l'anno successivo aveva avviato a Barbaricina, una località nell'immediata periferia di Pisa, un proprio centro di ricerca sul calcolo elettronico, finalizzato ad applicazioni industriali.

 

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