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Da Barbaricina a Pregnana-Caluso

Ricordiamo che il gruppo di lavoro del laboratorio di Barbaricina, fortemente voluto da Adriano Olivetti, famoso per essere dotato di geniali intuizioni nella scelta delle persone, era di fatto malissimo tollerato dall'establishment di Ivrea, che lo considerava come una raccolta di visionari che, nella migliore delle ipotesi, non avrebbe mai concluso nulla di buono. Anche per questo il progetto del convertitore nastri-schede divenne col passare del tempo l'obiettivo su cui tutto il gruppo si sarebbe giocato la propria credibilità. Nell'autunno del 1958 il convertitore nastro-schede entrò in produzione, costituendo di fatto il primo oggetto elettronico prodotto dall'Olivetti nella propria storia e decretando il successo del progetto.


Abbiamo già raccontato che nel 1959 vede la luce l'Elea 9003, il prodotto principale del laboratorio di Barbaricina, il primo elaboratore elettronico completamente a transistor progettato e costruito in Italia. Con la costituzione, nel 1962, della Divisione Elettronica Olivetti (DEO) l'idea strategica era quella di costruire, attorno all'Elea 9000, una famiglia di calcolatori di fascia medio-alta, progettando e realizzando anche le unità accessorie e le periferiche e dando vita così all'industria elettronica italiana.

 

 

Purtroppo non si era riflettuto abbastanza sulle dimensioni del mercato, che cominciò a essere e rimase quello italiano, certamente insufficiente a sostenere gli enormi investimenti necessari in quel settore.


Roberto Olivetti, amministratore delegato con il cugino Camillo, fu in quel periodo il sostenitore e il difensore della Divisione Elettronica, una struttura di risorse umane che, nell'ottica dell'establishment di Ivrea, andava assumendo la fisionomia di un gruppo di cospiratori. Nel '62, il laboratorio si trasferiva a Pregnana Milanese, mentre le produzioni, a Borgolombardo fino al '64, venivano collocate nello stabilimento di Caluso, vicino a Ivrea.


L'organico della Divisione era nel frattempo cresciuto a una forza lavoro di 3000 persone, di cui 500 nel laboratorio per la ricerca e sviluppo. Il fatturato aveva superato i 14 miliardi di lire, di cui solo 2,5 miliardi riferiti ai calcolatori Elea e il resto ai prodotti Bull, di cui Olivetti era diventata, da tempo, distributrice in Italia.

 

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