Per fili
   Per onde
 
 
 
 
 
   HomeLA MOSTRA "PER FILI E PER SEGNI"EsploraLa perottina, il primo PCNasce la "Perottina"

Nasce la "Perottina"

L'inizio operativo del progetto risaliva alla primavera del '62 a Borgolombardo: l'idea prendeva corpo in quel periodo con i primi studi di fattibilità, ma alcune idee di fondo originavano già dalle esperienze di ricercatore del neolaureato ingegner Perotto, che si occupava di aerodinamica al Politecnico di Torino. Era la seconda metà degli anni Cinquanta e gli aeroplani a uso civile cominciavano a viaggiare a velocità prossime a quella del suono. Occorreva pertanto verificare che le strutture portanti degli aerei non cedessero sotto le sollecitazioni provenienti dall'alta velocità. I calcoli necessari agli studi venivano effettuati uno per uno dai ricercatori tramite sofisticate calcolatrici meccaniche: per giornate intere si introducevano manualmente lunghe serie di dati e ogni minimo errore significava l'azzeramento di ore di lavoro. Così per giorni e giorni, arrivando esausti al termine di ogni giorno. Lì nacque il sogno, come confesserà più tardi Perotto, di una macchina "che fosse in grado non solo di compiere calcoli complessi, quanto di gestire in modo automatico l'intero procedimento di elaborazione".


Il problema si ripresentava analogo a tutti gli studenti di ingegneria dell'epoca (in molti casi futuri progettisti), tediati dai noiosissimi calcoli delle strutture in cemento armato o del dimensionamento delle macchine elettriche; e tutti spesso presi dallo sconforto di ripetere fino alla nausea formule sempre uguali per numeri sempre diversi. Certo quella macchina era il sogno nel loro inconscio collettivo, sfortunatamente senza la possibilità o la capacità di realizzarlo.

 

 

Il tema preciso del lavoro di sviluppo si definì nella mente delle persone del laboratorio progetti solo alla fine del '63, in base alle conoscenze messe a punto con la realizzazione del primo prototipo, con prestazioni e dimensioni ancora in evoluzione, ma che avevano già consentito di estrapolare le caratteristiche finali di uno strumento di calcolo del tutto nuovo. Lo sviluppo del prototipo definitivo (la Perottina), iniziato nella primavera del '64, è già in fase di avanzata messa a punto, quando viene siglato l'accordo con la General Electric.


La libertà di azione che Capellaro lasciò a Perotto in quel periodo critico è da attribuirsi alla stima personale che egli nutriva nei confronti del giovane brillante progettista e al genuino interesse per questo suo progetto. La prima persona a cui Perotto tenne far vedere il prototipo funzionante fu proprio Capellaro. Lo accompagnò personalmente a vedere la macchina appena assemblata e gli mostrò alcuni programmi provati nei giorni precedenti, che riproducevano alcuni calcoli che venivano fatti più frequentemente negli uffici con sequenze manuali con la Divisumma 24 e che la Perottina realizzò automaticamente, stampando con grande velocità lunghe sequenze di risultati.


Capellaro osservò con grande attenzione le fasi del lavoro, accarezzò la macchina delicatamente, come se volesse sentirne palpitare i meccanismi sotto le sue dita sensibili di progettista, e restò a lungo in silenzio come assorto. Quando si riprese, batté una mano sulla spalla di Perotto e disse: "caro Perotto, vedendo funzionare questa macchina, mi rendo conto che l'era della meccanica è finita".


Ecco dunque la verifica delle grandi doti di Perotto, capace di avere una visione che precorreva i tempi, ma anche di riuscire a renderla progetto e a realizzarla concretamente, conquistando la stima professionale e umana delle persone intorno a lui, anche quando le sue intuizioni sembravano in evidente contrapposizione con le strategie aziendali del momento.

 

Copyright © AICA-2006